A Catania, Sicilia, si mangia da dio. Lo dico da host che vive qui, nel cuore del centro storico, e che ogni settimana accoglie ospiti convinti di venire per il mare e l'Etna. Poi assaggiano la prima granita e capiscono che il cibo, qui, è metà del motivo per partire.
Non è una frase fatta. A Catania il cibo è strada, è mercato, è chiasso. È la brioche calda che ti sbriciola tra le mani alle otto del mattino e il profumo del pesce che invade i vicoli prima ancora di vederlo. In questa guida ti porto a mangiare come un catanese vero, con prezzi, orari e qualche dritta che di solito non scrivo da nessuna parte.
La colazione catanese: granita con brioche
La risposta breve è questa: a Catania la colazione si fa con granita e brioche, e non è un dolce, è un pasto vero. Dimentica cornetto e cappuccino, qui d'estate si parte da una granita ben fredda con dentro la brioche col tuppo.
Il tuppo è quel bottoncino di pasta brioche sopra il panino soffice, e serve proprio per essere staccato e inzuppato nella granita. I gusti classici sono mandorla, pistacchio di Bronte (quello vero, color verde intenso) e d'estate il gelso nero, che ti macchia le dita e ti fa felice. Tanti ordinano il mezzo e mezzo, due gusti nello stesso bicchiere, tipo mandorla e caffè.
Il prezzo è onesto: una granita con brioche ti costa circa 3-4 euro. Per quella cifra fai colazione seduto al tavolino di un bar, con vista sui palazzi neri di pietra lavica. I bar aprono presto, dalle 7 in poi, e la granita migliore è quella fatta in giornata, mantecata e non quella che gira da ore nella vaschetta.

Il consiglio di Fabio
Se vieni d'estate, fammi un favore: prova la granita di gelso. Si trova solo per poche settimane, quando i gelsi sono maturi, ed è di un viola scuro che sembra finto. Il sapore è dolce e selvatico insieme, non si scorda. Quando finisce la stagione, la rimpiangi fino all'anno dopo.
L'arancino: perché a Catania è al maschile
La risposta breve è questa: a Catania si dice arancino, al maschile, e guai a chiamarlo arancina. È una delle poche cose su cui un catanese non transige, quindi se vuoi fare bella figura, fidati di me.
La differenza non è solo grammaticale. A Catania l'arancino ha la forma a cono, una piccola montagna di riso che ricorda l'Etna che vediamo dalle finestre ogni giorno. A Palermo lo fanno tondo e lo chiamano arancina. Sono due scuole di pensiero, e tu qui sei in territorio del cono.
I ripieni classici li trovi ovunque:
- Al ragù: carne, piselli e pomodoro, il più tradizionale.
- Al burro: prosciutto e mozzarella, cremoso dentro.
- Alla Norma: con melanzane e ricotta salata, il più catanese di tutti.
Costa poco, circa 2-3 euro l'uno, ed è il pranzo al volo perfetto se stai girando per il centro. Lo prendi in una qualsiasi rosticceria o bar storico, te lo danno avvolto nella carta ancora caldo, e mangi camminando. Un arancino e una birra fresca, e hai risolto il pranzo spendendo cinque euro.
La Pescheria e il pesce fresco
La risposta breve è questa: la Pescheria è il mercato del pesce di Catania ed è lo spettacolo più vero della città, gratis e a cielo aperto. Si trova a due passi da Piazza Duomo, ed è una di quelle cose che devi vivere almeno una volta.
Il mercato è aperto la mattina, indicativamente dalle 7 alle 13, dal lunedì al sabato. Entri e ti travolge tutto insieme: i pescivendoli che urlano i prezzi in dialetto, i banchi colmi di pesce spada con la spada ancora attaccata, le cassette di sarde argentate, i ricci di mare aperti che aspettano solo un cucchiaino. C'è odore di salsedine, ghiaccio e limone.

La cosa bella è che attorno al mercato, nei vicoli, ci sono trattorie che cucinano quello che il mercato ha venduto poche ore prima. Ti siedi a un tavolino, ordini un piatto di pasta con le sarde o una frittura di paranza, e per un pranzo di mare completo spendi tra i 12 e i 20 euro. Pesce freschissimo, niente fronzoli, prezzo da gente del posto.
Il consiglio di Fabio
Due regole d'oro per la Pescheria. Una: arrivaci entro le 9, quando il mercato è ancora pieno e il pesce è al massimo. Due: per pranzo non cercare ristoranti eleganti, siediti in una delle trattorie nascoste nei vicoli del mercato. Sono quelle senza insegna vistosa, con i tavoli un po' sgangherati. Lì si mangia il pesce vero.
La pasta alla Norma
La risposta breve è questa: la pasta alla Norma è il piatto simbolo di Catania, e se ne assaggi una sola in vita tua, assaggiala qui. È semplice ma perfetta, e quando è fatta bene ti cambia l'idea di cosa può essere un piatto di pasta.
Gli ingredienti sono pochi e onesti: pomodoro, melanzane fritte, ricotta salata grattugiata sopra e qualche foglia di basilico. Le melanzane vanno fritte al punto giusto, morbide ma non unte, e la ricotta salata dà quel tocco sapido che lega tutto. Di solito si fa con i maccheroni o con i rigatoni.

Il nome ha una storia bella, molto catanese. Si racconta che derivi dalla Norma, l'opera del compositore Vincenzo Bellini, che era proprio di Catania. Si dice che, davanti a questo piatto, qualcuno abbia esclamato che era una vera Norma, cioè un capolavoro, come l'opera del maestro. Vero o leggenda, qui ci crediamo, e mangiare una Norma diventa un piccolo omaggio alla città.
I dolci: cannoli, minne di Sant'Agata, cassata
La risposta breve è questa: i dolci catanesi sono ricotta, ricotta e ancora ricotta, e fanno parte dell'identità della città quanto la pasta alla Norma. Se hai spazio dopo pranzo (e devi trovarlo), questi sono i tre da provare.
Il cannolo è il re. Cialda croccante, ripiena di ricotta fresca di pecora dolcificata, con scorza d'arancia candita o gocce di cioccolato alle estremità. Il segreto è uno solo, e te lo spiego subito qui sotto.

Poi ci sono le minne di Sant'Agata, dette anche cassatelle, legate alla santa patrona di Catania. Sono piccole cupole bianche con una ciliegia candita sopra, ripiene di ricotta, e nascono come omaggio alla martire Sant'Agata. Le trovi tutto l'anno ma vanno a ruba a febbraio, durante la festa della santa, una delle più grandi al mondo.
Infine la cassata, il dolce della domenica: pan di Spagna, ricotta, pasta reale verde e una cascata di frutta candita colorata. È ricca, scenografica, importante. Una fetta basta e avanza, ma è uno di quei dolci che fanno festa solo a guardarli.
Il consiglio di Fabio
La regola del cannolo perfetto: deve essere riempito al momento, davanti a te. Se lo vedi già pronto e bello allineato in vetrina, lascia perdere. La cialda assorbe l'umidità della ricotta e diventa molle, e un cannolo molle è una tristezza. Cerca i posti dove te lo riempiono con la sac a poche quando lo ordini. Quello è il cannolo che ti fa capire perché ne parlano tutti.
Dove mangiare tutto questo vicino al centro
La risposta breve è questa: a Catania non devi spostarti lontano, il cibo migliore è tutto a portata di mano dal centro storico. Ed è anche per questo che amo stare qui al Lavika Loft, perché in dieci minuti a piedi raggiungi praticamente tutto.
La Pescheria e Piazza Duomo sono il cuore goloso della città: lì hai il mercato del pesce, le trattorie di mare e i bar storici per la granita. Salendo verso via Etnea, la strada principale, trovi le pasticcerie classiche per cannoli e cassata e una marea di posti per l'arancino al volo.
Per la vita serale, punta sul quartiere attorno a piazza Teatro Massimo e ai vicoli della movida, dove si cena tardi e si beve fino a notte. Se vuoi organizzare bene le giornate tra cibo e visite, ti lascio qualche guida che ho scritto:
- Per i monumenti e i quartieri da non perdere, leggi cosa vedere a Catania.
- Se hai poco tempo, dai un'occhiata a cosa fare a Catania in 2 giorni.
- Per una fuga breve, ti consiglio il mio itinerario per un weekend a Catania.
E se ti è venuta fame solo a leggere, il modo migliore per vivere tutto questo è dormire nel cuore della città: dai un'occhiata alla disponibilità del Lavika Loft e vieni a mangiare con noi.